PUNTANDO A RIFIUTI ZERO

10 passi per partire a livello locale


BRENDA PLATT, INSTITUT FOR LOCAL SELF-RELIANCE, WASHINGTON,D.C., U.S.,2004.

Ogni Comunità è diversa. Non c’è un’unica via per PREVENIRE,RIDURRE, RIUSARE,RICICLARE O COMPOSTARE I MATERIALI SCARTATI.

Per esempio la separazione manuale dei “riciclabili” può essere appropriata in una Comunità ma non in un’altra.

I 10 PASSI SOTTO ELENCATI SONO APPLICABILI ALLA MAGGIOR PARTE SE NON A TUTTE LE SITUAZIONI LOCALI MOTIVATE A PERSEGUIRE UN FUTURO A “ZERO RIFIUTI”.

Un gruppo sociale o un Governo locale possono scegliere qualsiasi “PASSO” da cui partire.

Questi passi non si escludono a vicenda .

Coinvolgere la partecipazione delle Comunità locali nelle decisioni amministrative AUMENTERA’ IL SUCCESSO di ogni programma di gestione degli scarti.

Questo piano può essere adottato sia a livello locale che nazionale, dipende da quale approccio si otterranno migliori risultati in ciascuna situa- zione.

Inoltre si può lavorare assieme a molti gruppi e Comunità per adottare CONTEMPORANEAMENTE l’obiettivo “rifiuti zero” e questo processo può guidare verso un obiettivo cittadino e perfino nazionale.


  1. Si adotta un piano che non prevede il ricorso all’incenerimento degli scarti. Meglio ancora è se il piano si definisce “Gestione delle Risorse” ed ab- braccia il modello “rifiuti zero”come visione per il futuro. Si organizza la prevenzione dei rifiuti, il riuso,la riparazione,il riciclaggio e il compostaggio come “CUORE”del piano. Si adottano obiettivi temporali per la eliminazione dei rifiuti e per il riciclaggio. Si curano,in particolare,una buona conduzione, il dialogo e l’informazione su come progredire verso un’economia a “rifiuti zero”. Si prende posizione contro la privatizzazione e la centralizzazione del sistema di gestione degli scarti. Si valorizzano i contributi provenienti dai cit- tadini per costruire un ampio sostegno pubblico ai programmi di riduzione dei rifiuti e per costruire una rete che coinvolga tutti i portatori di interessi nel progetto e nel miglioramento del programma. ORGANIZZARE LA PARTECIPAZIONE DELLA COMUNITA’assume un gran significato.
  2. SI decentra la gestione dei rifiuti attraverso la progettazione di inizia- tive a livello locale ricorrendo a risorse provenienti dalla Comunità e favo- rendo i gruppi sociali. Le esperienze locali non devono essere relegate al ran- go di piccoli sforzi. Le iniziative che a livello locale hanno avuto successo de- vono essere fatte conoscere ed estese. Per queste occorre provvedere ad una struttura istituzionale che permetterà di farle conoscere e di divenire la ten- denza principale (per esempio attribuendo un “marchio” al terriccio prove- niente dalle attività di compostaggio). Occorre favorire gli sforzi provenienti da esperienze decentrate piuttosto che enfatizzare una iniziativa centrale per risolvere i problemi dei rifiuti.
  3. SI assume come obiettivo un’ampia gamma di materiali da riusare, riciclare e compostare (specialmente per le diverse tipologie cartacee e per ogni tipo di materiale organico) e si mantengono questi scarti separati alla fonte evitando la loro commistione con il resto dei rifiuti per preservare il loro livel- lo qualitativo e accrescere i livelli di differenziazione.
  4. IL compostaggio è la chiave per raggiungere il 50% e più di differenza- zione e per rendere i costi efficaci. Mantenere le sostanze organiche e gli scarti putrescibili fuori dalle discariche le renderà meno fastidiose e meno inquinanti. Si enfatizza il compostaggio familiare facendolo seguire dal com- postaggio dell’intera Comunità. Assumere come obiettivo molti tipi di scarti organici puliti ed organizzare una conveniente raccolta per tutto l’anno.
  5. Si organizzano programmi di partecipazione utili e significativi. Più le famiglie e le imprese partecipano. più scarti vengono sottratti allo smal- timento.Più le persone ridurranno, ripareranno, ricicleranno e faranno com- postaggio se i programmi sono UTILI, FACILI E SEMPLICI. Alcune vie per per organizzare programmi utili includono: provvedere ad una raccolta stradale o “porta a porta”degli scarti rici- clabili con la frequenza della raccolta dei rifiuti tal quali; provvedere ad una raccolta stagionale degli scarti di giardino; offrire il servizio a tutte le famiglie comprese le residenze multifamilia- ri ; utilizzare metodi di posizionamento e di raccolta che incoraggino la partecipazione dei residenti in modo tale da ottenere un’alta qualità degli scarti ed una loro più immediata commercializzazione (come usare grandi contenitori per gli scarti di cibo e per i contenitori di bevande e per i diversi materiali cartacei); provvedere ad adeguati contenitori per raccogliervi e svuotare gli scar- ti riciclabili ; stabilire luoghi dove poter lasciare gli scarti per estendere il sistema di raccolta”porta a porta”(cosi’ come presso gli impianti di smaltimento se i residenti e le imprese autotrasportano i rifiuti presso località decentrate nei dintorni della Comunità).
  6. SI Stabiliscono incentivi economici che premino la riduzione e il recupero nei confronti dello smaltimento, cosi’ come per collocare gli scarti riciclabili e compostabili presso le “isole ecologiche”; incentivi fiscali per incoraggiare le imprese e i trasportatori a riciclare e a far pagare tariffe di raccolta basate sui rifiuti prodotti .Si elimina qualsiasi sovvenzione all’incenerimento dei rifiuti.
  7. SI attuano o si preme per politiche o leggi che migliorino la situazione a favore del riciclaggio e delle attività economiche ad esso legate. Ciò potrebbe includere:vietare l’incenerimento dei rifiuti.Gli inceneritori sono in competizione per gli stessi scarti e con il finanziamento a favore di strategie di riduzione dei rifiuti e incoraggiano lo spreco; vietare i prodotti che non possono essere riusati, riparati, riciclati o compostati ; ricercare il coinvolgimento dei residenti e delle imprese nei program- mi di riciclaggio e compostaggio. Emettere ordinanze locali che possano sia richiedere ai cittadini e alle imprese la raccolta differenziata sia ban- dire dallo smaltimento indifferenziato i materiali che si prevede di riciclare o che possono essere compostati. Mantenere l’autorità sulla raccolta e sul trattamento degli scarti comunali cosi’ che le imprese del settore siano impegnate ed incoraggiate ad investire nel riciclaggio; vietare la messa in discarica e l’invio agli inceneritori di materiali e prodotti riusabili e riciclabili; bandire i prodotti “usa e getta”negli eventi pubblici,nelle feste e in quante più occasioni possibili; istituire o estendere il sistema di “vuoto a rendere” dei contenitori di bevande. Migliorare le leggi per richiedere contenitori da riempire; stabilire aree di mercato per lo sviluppo di materiali riciclati con in- centivi per creare “parchi”industriali per il riuso ed il riciclaggio ed azien de di compostaggio; istituire una politica volta al riuso e al recupero dei materiali da co- struzione nei nuovi edifici e nei progetti di demolizione; stabilire una sovrattassa comunale , regionale o nazionale sullo smal- timento (il cui fondo potrebbe essere usato per dar vita ad una “authority” per la riduzione dei rifiuti, il riciclaggio e il compostaggio che premi ac- cordi e prestiti per operazioni di riciclaggio da parte dall’industria e del- associazioni no-profit); supportare decisioni, impegni ed obiettivi nazionali che possono es- sere molto incisivi nell’aumentare i livelli di riciclaggio.Negli Stati Uniti gli obiettivi di riduzione dei rifiuti a livello statale, prescrizioni e politiche incoraggiano i Governi a livello locale a migliorare i programmi di ridu- zione dei rifiuti . Le leggi statali sul deposito dei contenitori di bevande e i divieti sullo smal- timento degli scarti riciclabili in discarica hanno, per esempio,procurato un “businesses”basato sul riciclaggio dei materiali; sostenere politiche nazionali e locali che aiuteranno a raggiungere prezzi per i nostri beni e servizi che rispecchino i veri costi per provve- derceli. Cessare le politiche che sovvenzionano l’estrazione di materie prime vergini e tassare le industrie inquinanti ; attuare una legge per la riduzione dei materiali tossici per incorag- giare le industrie a ridurre l’uso di questi materiali nei processi di produzione.
  8. SI Sviluppa un mercato per i materiali con un occhio verso la “la chiusura del ciclo”a livello locale (che è dentro l’economia locale) producendo alto valore e prodotti di una economia basata sul riciclag- gio e su di una più ampia visione di una Comunità a sviluppo sosteni- bile. Si mettono in atto scelte politiche che fissano un obiettivo minimo di riciclaggio. L’acquisizione di proprietà pubblica per il riuso,il riciclag- gio e il compostaggio al fine di procurare un appoggio stabile per le aree legate all’eco-industria del settore e per il supporto alle iniziative no-profit o finalizzate ad una economia di profitto dei riciclatori,delle operazioni di riuso e alle esperienze di base a favore del riciclaggio. I riciclatori che operano nella Comunità sono “in affari”per il bene della Comunità stessa e spesso procurano servizi che il mercato sot- tovaluta. Il settore informale (volontariato) è altrettanto efficace nel procurare servizi sottovalutati e spesso rende liberi da oneri i produt- tori di rifiuti e i Governi locali.Migliorare o estendere l’approvigiona- mento di prodotti riciclati.Se tu non stai acquistando prodotti ricicla- ti tu non stai riciclando.
  9. SI lavora per affermare la responsabilità dell’industria manifattu- riera per i propri prodotti attraverso la Valutazione del loro Ciclo di Vita. I Governi locali possono premere per estendere la Responsabilità dei Produttori (REP) a livello statale e nazionale. In particolare per la riduzione volontaria degli imballaggi e per stabilire standard di una quota minima da riciclare per prodotti e imballaggi. Se gli obiettivi non sono rag- giunti occorre spingere per la istituzione di una essenziale regolamenta- zione. I Governi locali possono approvare risoluzioni a favore della Responsabilità Estesa dei Produttori. Cosi’ come a livello legislativo sta- tale e nazionale per cambiare l’onere della gestione degli scarti e degli imballaggi dai governi locali ai produttori di questi prodotti. I Governi lo- cali possono anche approvare ordinanze comunali che vietano l’uso o la vendita di certi tipi di prodotti e di imballaggi che non possono esse- riusati-riparati-riciclati o compostati.
  10. Si educa, si educa,si educa. L’educazione insieme al coinvolgimento è un punto chiave. L’educazione e l’assistenza tecnica devono fornire ai cittadini e alle imprese informazione sul “COME” e sul “PERCHE” ridurre,riusare,riciclare e compostare. Si lancia una campagna pubblica che permetterà ai consumatori di fare scelte intelligenti. Si sviluppano cam- pagne di educazione pubblica che possano illuminare anche i benefici am- bientali ed economici derivanti dalla prevenzione,dal riuso, dal riciclaggio degli scarti collegandole al ruolo che queste attività giocano nel muoversi verso un’economia sostenibile.

Traduzione a cura di AMBIENTE E FUTURO in occasione della
GIORNATA MONDIALE E NAZIONALE CONTRO L’incenerimento dei rifiuti promossa da GAIA e dalla RETE ITALIANA “rifiuti zero” 7 settembre 2005.